akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 ottobre 2009

1436. Avviso ai naviganti


Questo "(non)luogo" non è chiuso né chiuderà, anche se ormai ho deciso di trasferirmi quasi in pianta stabile nella >>>foresteria.
Uno spazio più a misura del mio percorso attuale.

Auguro ogni bene a tutti.

C.

24 ottobre 2009

1435. L'homme aux semelles de vent


I passi di quest'uomo attraverso la vita non lasciavano impronte, perché i suoi piedi erano fatti in modo da conservare le tracce dentro e sotto di sé.

22 ottobre 2009

1434. L'assenza nell'avvenire presente


L'anticipazione dell'avvenire, la proiezione dell'avvenire, accreditate come l'aspetto essenziale del tempo da tutte le teorie da Bergson a Sartre, non sono altro che il presente dell'avvenire e non l'avvenire autentico [...]. L'avvenire è l'altro. La relazione con l'avvenire è la relazione stessa con l'altro. [...] La relazione con altri [autrui] è l'assenza dell'altro; non assenza pura e semplice, non l'assenza del puro nulla, ma l'assenza in un orizzonte di avvenire, un'assenza che è il tempo.

21 ottobre 2009

1433. La memoria lo sa(prà)


Ho perso varie cose a Buenos Aires. Per la fretta o la sfortuna, nessuno sa dove siano andate a finire. Me ne sono andato con qualche vestito ed una manciata di fogli.
Non mi lamento. Con tante persone perdute, piangere per le cose sarebbe come mancare di rispetto al dolore. Vita nomade. Le cose mi accompagnano e se ne vanno. Le ho di notte, le perdo di giorno. Non sono prigioniero delle cose; loro non decidono nulla. Quando mi sono separato da Graciela, ho lasciato la casa di Montevideo intatta.
Là sono rimaste le conchiglie cubane e le spade cinesi, gli arazzi del Guatemala, i dischi e i libri e tutto il resto. Portarmi via qualcosa sarebbe stata una truffa.
Tutto ciò era suo, tempo condiviso, tempo a cui sono grato; e me ne sono andato alla ventura, verso l’ignoto, pulito e senza pesi.
La memoria conserverà ciò che ne sarà degno. La memoria sa di me più di quanto ne sappia io; e lei non perde ciò che merita di essere salvato. Febbre delle mie viscere: le città e la gente, staccatesi dalla memoria, navigano verso di me: terra dove sono nato, figli che ho avuto, uomini e donne che mi hanno accresciuto l’anima.

16 ottobre 2009

1432. Senso dello Stato


Mi trovo proprio nella villa di Scipione l'Africano e mi riposo; intanto ti scrivo dopo aver tributato un atto di adorazione ai suoi Mani e all'altare che, come immagino, preserva i resti di un uomo così grande. Quanto alla sua anima, mi induco a credere che sia tornata in cielo da dove era venuta, non perché fu condottiero di grandi eserciti - ne ebbe anche il folle Cambise, che seppe utilizzare con successo la sua pazzia -, ma per la sua straordinaria umiltà e per il sacro senso del dovere; un sentimento, questo, che, a mio avviso, fu in lui più ammirevole quando lasciò la patria che quando la difese.
Perché tra il dubbio: o Scipione a Roma, o Roma libera, lui optò per quest'ultima scelta.

15 ottobre 2009

1431. Quattro passi in buona compagnia


Da questo >>>link è possibile accedere a un video (curato dal dipartimento TV dell'Università della California) della serie "Conversation with History". Il protagonista del filmato è Stanley Cavell, interessante ed eclettico filosofo i cui studi sullo scetticismo mi stanno oggi notevolmente appassionando.
>>>Qui, invece, è possibile leggere un notevole saggio di Roberto Frega che visualizza l'opera teoretica di Cavell sotto un punto di vista non "canonico" (il saggio, che è in formato .pdf, è tratto dal n. X, 2008 della rivista Etica e politica, pubblicazione edita dal Dipartimento di Filosofia dell'Università di Trieste - anche i numeri arretrati della rivista sono tutti fruibili e scaricabili in formato .pdf).

14 ottobre 2009

1430. Costellazioni di senso, arabeschi o sequenze (filosofiche)


Camilla, allo specchio, a volte, vengono in mente pensieri e storie che si fanno da sé. Sono pensieri e storie, che disegnano percorsi lievi e appena accennati. Con pochi tratti. Costellazioni di senso, arabeschi o sequenze, un po’ con lo stile delle associazioni libere. Guardandomi allo specchio come filosofo, può accadere allora che sia naturale – anche per me - il desiderio di narrare una certa storia. Per metterla giù in modo meno solenne, è meglio dire che vorrei, a questo punto, raccontare alle lettrici e ai lettori delle nostre scorribande e dei nostri giri, qualcosa come una storiella: la mia, grosso modo. Chi ci ha seguito nelle nostre scorribande, Camilla, è chi ha forse accompagnato, nella lettura e nei nostri buffi giochi acchiappa-qualcosa, un bambino o una bambina come te. Forse, un nonno o una nonna, una mamma o un papà, o forse gli zii.
[...]
Quand'ero ragazzo, due grandi amori: matematica e mitologia o, al massimo, tragedia greca. Questo, non so bene perché, era ciò che mi affascinava: i numeri e gli dei. Quand'ero ragazzo, non sapevo ancora che la filosofia è l'infanzia o l'adolescenza dell'intelletto e che, si può dire, una cultura che cerchi di farne a meno non crescerà mai, come sostiene Thomas Nagel. Nagel ha scritto, in quello splendido libro di filosofia che è la sua brevissima introduzione alla filosofia:
le nostre capacità analitiche sono spesso altamente sviluppate prima che abbiamo imparato granché sul mondo, e intorno ai quattordici anni di età le persone cominciano a pensare per conto loro ai problemi filosofici - su quello che esiste davvero, se possiamo conoscere qualcosa, se qualcosa è veramente giusto o sbagliato, se la vita ha un qualche significato, se la morte è la fine. Si è scritto per centinaia di anni su questi problemi, ma il materiale grezzo viene direttamente dal mondo, e dalla nostra relazione con esso, non dagli scritti del passato. Ecco perché quei problemi si ripresentano continuamente nella testa delle persone che non hanno letto nulla in proposito.

[il link apre un file .pdf]

Il brano è tratto dal volume Il giardino delle idee, ed. Frassinelli, 2004

13 ottobre 2009

1429. Tra Alfa e Omega


Sul sito Trentino salute è a disposizione l'intera collezione della rivista quadrimestrale - a indirizzo medico e bioetico - Punto Omega. Alcuni titoli sono dedicati all'area regionale, ma altri hanno un più ampio respiro, come il n. 12/13 per esempio, oppure l'ultimo (n. 24), nel quale brilla un eccellente articolo di Antonio Autiero (formato .pdf) dedicato al tempo del sapere, a quello del parlare e - soprattutto - a quello del tacere.

12 ottobre 2009

1428. The Last Question


...Perché questa è la sfida cruciale per chi voglia essere, nell'analisi della cognizione umana, materialista e monista, senza essere meccanicista, nonché evitare il neo-dualismo proposto dalla filosofia funzionalista: come può il nostro cervello, in cui l'hardware ed il software sono tutt'uno, unità di materia biologica, a suo agio solo nella scatola cranica di un uomo vivente, e vivente nella storia, essere allo stesso tempo luogo di costruzioni concettuali di grande generalità e stabilità?

[il link apre un file .pdf]

11 ottobre 2009

1427. Per speculum in ænigmate...


Ora so perché dal nostro incontro non è potuto nascere nulla di concreto: perché tu, o eri me con tutte le tue forze e quindi sovrabbondante, oppure eri il mio Contro-Io, diventando ovviamente un advocatus diaboli, un doppio pallido e un costante oppositore, senza fondamenta personali. Quanto io possa aver sofferto per tutto questo è difficile da dire, è comunque sarebbe del tutto inutile indagarlo ora, per tutti e due. Le belle lettere che di quando in quando mi scrivevi, sembravano in realtà scritte da me, nel mio stile; ma erano più i giorni in cui non mi scrivevi affatto...


1426. La fine infinita


Una volta che la parola
ha deciso di entrare in rapporto con il mondo
infinita è stata la fine.

Karl Kraus
Sprüche und Widersprüche
Suhrkamp Verlag, Frankfurt, 1966

04 ottobre 2009

1425. Il cerchio vuoto del passato


‘Passato’! Che parola stupida!
Perché ‘passato’?
Passato e puro nulla sono un tutt'uno.
E perché allora questo continuo creare?
Per travolgere
nel nulla quello che è stato creato?
‘È passato!’ Come dobbiamo
concepire questa parola?
È come non fosse mai stato
eppure vi giriamo in tondo, come esistesse.
Se fosse per me
preferirei al passato
il vuoto eterno...

vv. 11596-11603

03 ottobre 2009

1424. Frammenti di tempo infinito


Il tempo non è affatto un concetto discorsivo o - come si dice - generale, bensì una forma pura dell'intuizione sensibile. Tempi differenti sono semplicemente parti di un solo e medesimo tempo. Ma la rappresentazione che può essere data soltanto da un unico oggetto, è intuizione. La proposizione che tempi differenti non potrebbero essere simultanei, inoltre, non si potrebbe dedurre da un concetto generale. Tale proposizione è sintetica, e non può derivare soltanto da concetti.
[...]
L'infinità del tempo non significa null'altro se non che ogni grandezza determinata di tempo è possibile soltanto attraverso limitazioni di un unico tempo che sta alla base. L'originaria rappresentazione di tempo deve quindi essere data come illimitata.
[...]
Il tempo non è qualcosa che sussiste per se stesso o inerisca alle cose come una determinazione oggettiva, e quindi permanga quando si astrae da tutte le condizioni soggettive dell'intuizione di tali cose. Nel primo caso, difatti, esso sarebbe qualcosa che, senza un oggetto reale, sarebbe tuttavia reale. Per quel che riguarda poi il secondo caso, il tempo, in quanto determinazione o ordine inerente alle cose stesse, non potrebbe precedere gli oggetti come loro condizione, né potrebbe essere conosciuto e intuito a priori mediante proposizioni sintetiche. Tutto ciò - per contro - ha invece perfettamente luogo, se il tempo non è altro che la condizione soggettiva, sotto la quale tutte le intuizioni possono verificarsi in noi. In tal caso, infatti, questa forma dell'intuizione interna può essere rappresentata anteriormente agli oggetti, e quindi a priori.

Immanuel Kant
Kritik der reinen Vernunft
I, 2, 57-59

02 ottobre 2009

1423. Eternità di una sera


Le sere che saranno e che sono state
sono una sola, inconcepibilmente.
Un solo e chiaro cristallo dolente
intangibile al tempo smemorato.
Sono lo specchio di questa sera eterna
che in un cielo segreto si fa tesoro:
lo stesso in cui sta il pesce e sta l'aurora,
la bilancia, la spada e la cisterna.
Ogni archetipo. Ugualmente Plotino
ci insegna nei suoi libri (sono nove)
che forse nella nostra vita breve
si intravede un riflesso del divino.
E la casa ci appare attorniata
da quell'unica sera elementare:
sera d'oggi, di ieri, non ancora passata.

Versione dal castigliano di Vittorio Gassman

30 settembre 2009

1422. A fuoco


"Per un attimo ho voluto..." Cioè, ho provato un certo sentimento, ho vissuto un'esperienza interna; e me ne ricordo. - E ora ricordatene molto bene! Qui sembra che l'intima esperienza vissuta del volere scompaia ancora una volta. In sua vece ci ricordiamo di pensieri, sentimenti, movimenti, e anche di connessioni con situazioni precedenti.
E' come se avessimo cambiato la regolazione di un microscopio e vedessimo nel suo fuoco qualcosa che non avevamo visto prima.

645

29 settembre 2009

1421. L'eau du fleuve, le sang rose des arbres verts...

28 settembre 2009

1420. Pagine dal silenzio


Quella di Harald dai libri è diventata una vera dipendenza, in senso patologico: l'essenza delle spiegazioni fantastiche che gli scrittori danno del mistero della condizione umana gli permetteva, dopo aver letto fino a notte fonda, di alzarsi al mattino e presentarsi alle riunioni del consiglio di amministrazione. Ricorreva a vecchi libri, li rileggeva: il contesto dell'epoca in cui erano ambientati lo strappava al presente in cui suo figlio era in attesa di processo per omicidio. Ma come suo figlio, anche lui trovava i propri brani, parole onnipresenti per lui anche senza bisogno di copiarle insieme alle altre citazioni nel quaderno custodito sotto chiave nel suo ufficio. "... L'uomo è come ha voluto essere e come fino alla sua estinzione non cesserà di voler essere; ha avuto piacere di uccidere e non paga quindi un prezzo troppo alto dando la vita. Muoia, dunque, e sconti la sua più intima voglia." [...]
Il Naphta di Thomas Mann parlava a Harald nei silenzi che lo accompagnavano ovunque: i silenzi accusatori tra lui e la moglie, difensivamente ostili; i silenzi che abitava anche mentre sottolineava le irregolarità nelle decisioni discusse durante riunioni di affari o mentre dibatteva gli effetti delle nuove politiche fiscali...


1419. Messaggio


Navi di buon carico che varcate il passaggio di Elle,
accogliendo nelle vele il bel vento di Borea,
se mai sfiorando l'isola di Cos vedrete sulla riva
Fanion che spinge lo sguardo sul mare luminoso,
ditele queste parole, navi belle: "Ti desidero,
e verrò per la strada di terra, non sulle navi".
Se direte questo, portando la buona notizia,
subito Zeus soffierà favorevole nelle vostre vele.

XII,53

27 settembre 2009

1418. I confini della bellezza


Yasunari Kawabata, grazie alle sue parole, ha potuto attraversare i confini della bellezza...

Un >>>intenso articolo dedicato all'indimenticato creatore di una delle più limpide e rarefatte forme di letteratura che il mondo abbia mai conosciuto.

24 settembre 2009

1417. A margine di un pensiero sereno


E adesso, a che cosa ti puoi affidare?
A una sola cosa; a un'unica cosa: la filosofia.
E' lei che ti permetterà di conservarti [...] capace di agire senza intraprendere nulla a caso; [...] libero dal bisogno che altri facciano o non facciano una qualunque cosa...

II, 17

20 settembre 2009

1416. Scelte (in)consapevoli

17 settembre 2009

1415. Dove tutto cambia, tu res(is)ti


Gli affetti non si ammalano, non sono aggressibili. E' solo il cervello, la sua chimica e la sua architettura che si alterano, si decompongono, e di conseguenza, generano i sintomi della follia.
[...]L'amore può essere imbavagliato, rinchiuso, imprigionato, ma rimane tale, puro, non si ammala, non impazzisce.
E' solo la mente, la chimica del cervello, la sua sconnessione, la causa della follia.


16 settembre 2009

1414. La difficile arte del commiato


...Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.


15 settembre 2009

1413. Appropriazione debita


La vita dura troppo poco affinché possiamo vivere
un numero significativo di esperienze.
E' per questo motivo che è necessario rubarne qualcuna agli altri.


14 settembre 2009

1412. Varchi di sentimento


A un tale che diceva: "il sapiente non dovrà innamorarsi: ne fanno fede Menedemo, Epicuro e Alessino", Crisippo rispose: "io mi varrò di questa dimostrazione: se Alessino l'ignorante, Epicuro l'insensibile e Menedemo dicono di no, vuol dire allora che il sapiente dovrà innamorarsi".

Ecloghe, IV, 20, 31

13 settembre 2009

1411. Il bello negli altri


A ciascuno appare più bello ciò che vede a distanza, ciò che vede negli altri. Le leggi generali che regolano la prospettiva nell'immaginazione si applicano infatti bene [...] agli altri uomini. Non solo le leggi dell'immaginazione, ma anche quelle del linguaggio. [...] Una legge del linguaggio dice infatti che - di tanto in tanto - così come fanno la loro apparizione e poi scompaiono certe malattie, di cui in seguito non si sente più parlare, nascono, non si sa bene come, spontaneamente o per caso [...] dei modi di dire che si sentono nello stesso periodo sulla bocca di persone che non paiono essersi messe d'accordo su questo.

12 settembre 2009

1410. Lesa maestà (certe cose non cambiano)


Tu... ehi tu! Come hai osato presentarti qui? Sei così sfrontato da venire nella mia casa, tu che con tutta evidenza sei colui che attenta al mio regno? Avanti, parla, in nome degli dèi, hai visto in me qualche bassezza, qualche sintomo di demenza che ti abbia indotto ad agire così? O pensavi che non mi sarei accorto di questo tuo complotto strisciante o che, appena lo avessi scoperto, non sarei corso ai ripari? Non è insensato il tuo progetto di dare la scalata al potere senza l'appoggio delle masse, o almeno degli amici?
No, il potere si conquista soltanto col soccorso delle masse e del denaro...

vv. 532-542

1409. Metalinguaggio editoriale


...Fenomeno multiculturale
vuol dire «nessuno sa come si pronunci il nome dell'autore». Romanzo cult: «non spenderò una lira in pubblicità». Biografia autorizzata: «una noia mortale» [...] «delizioso» significa che l'autore è un amico, «mozzafiato» vuol dire «se dio vuole c'è una trama», >>>eccetera...

Via Che libro fa

11 settembre 2009

1408. Cinematica galattica

10 settembre 2009

1407. L'oggettività del bene


...L'oggettività è così quasi soltanto un involucro sotto il quale si trova nascosto il concetto. Nel finito non possiamo vedere o esperire se il fine viene veramente raggiunto. L'attuazione del fine infinito consiste così soltanto nel superare l'illusione che ancora non sia attuato.
Il bene, ciò che è assolutamente bene, si compie eternamente nel mondo, e il risultato è che esso è già compiuto in sé e per sé, e non ha bisogno di aspettare noi. È questa l'illusione in cui viviamo e, al tempo stesso, è quest'illusione soltanto la forza operante su cui riposa l'interesse del mondo.


09 settembre 2009

1406. Il re è morto, viva il re!


Proprio ora che molti degli oggetti appartenuti a Ingmar Bergman stanno per essere messi all'asta qui a Stoccolma da Bukowskis, Tom Österman, uno dei curatori del fondo, ha notato >>>un particolare a cui nessuno (pare) abbia mai fatto caso prima. Sulla scacchiera presente nella casa del grande cineasta manca il re bianco. Forse proprio quello che Max von Sydow fa cadere con il suo mantello ne Il settimo sigillo. Rotto sul set, il regista avrebbe deciso di gettarlo e non sostituirlo, lasciando così la parte bianca della scacchiera senza il suo re.
Un po' come il cinema europeo dopo la morte di Bergman.

08 settembre 2009

1405. E' sempre meglio


E dunque, come volevasi dimostrare, un buon libro è sempre meglio.

Via Interattivo

07 settembre 2009

1404. C'era una volta...


...una biblioteca.

[O meglio, la 'biblioteca' teoricamente c'è ancora, ma i libri non più...]

31 agosto 2009

1403. Come uno straniero


Non hai mai avuto la sensazione di trovarti come uno straniero in questo mondo, di avvertirlo come qualcosa di simile a una regione nuova, insolita, sconosciuta che percorri solo di passaggio? Se hai avuto talvolta questa sensazione [...] capisci cosa intendeva Mazzini quando [...] scriveva: "questo non è che un viaggio dell'anima" (Lettera a L.A. Melegari, 24 maggio 1829); convinzione che era quella di Renouvier: "l'individu n'est sur la terre qu.un passant, venant d'autre part, et d'un lieu où retournera après avoir tiré de ce monde malhereux ce qu'il contient pour son instruction et son perfectionnement*" (Le Personnalisme, Paris 1903, p. 210).

XXX

°


_________________________________________
*L'individuo è sulla terra soltanto un passeggero che viene da un'altra parte, e da un luogo dove ritornerà dopo aver tratto da questo mondo infelice ciò che esso contiene per la sua istruzione e per il suo perfezionamento

29 agosto 2009

1402. Miserie



Quosdam torquet cupido militiae, numquam non aut alienis periculis intentos aut suis anxios*.


*Alcuni, smaniosi di guerra, sono continuamente occupati a creare pericoli agli altri o a stare in ansia per i propri.
Seneca,
De brevitate vitae, II, 2

21 agosto 2009

1401. All'ombra di nessun dio


1401.1
L'importanza dei "cognates".


1401.3 La luce delle stelle ora impassibili era più misteriosa sulla terra infinitamente deserta: una più vasta patria il destino ci aveva dato: un più dolce calor naturale era nel mistero della terra selvaggia e buona. Ora assopito io seguivo degli echi di un’emozione meravigliosa, echi di vibrazioni sempre più lontane: fin che pure cogli echi l’emozione meravigliosa si spense. E allora fu che nel mio intorpidimento finale io sentii con delizia l’uomo nuovo nascere: l’uomo nascere riconciliato colla natura ineffabilmente dolce e terribile: deliziosamente e orgogliosamente succhi vitali nascere alle profondità dell’essere: fluire dalle profondità della terra: il cielo come la terra in alto, misterioso, puro, deserto dall’ombra, infinito. Mi ero alzato. Sotto le stelle impassibili, sulla terra infinitamente deserta e misteriosa, dalla sua tenda l’uomo libero tendeva le braccia al cielo infinito non deturpato dall’ombra di Nessun Dio.

1401.4 In visions of the dark night / I have dreamed of joy departed- / But a waking dream of life and light / Hath left me broken-hearted. // Ah! what is not a dream by day / To him whose eyes are cast / On things around him with a ray / Turned back upon the past? // That holy dream- that holy dream, / While all the world were chiding, / Hath cheered me as a lovely beam / A lonely spirit guiding. // What though that light, thro' storm and night, / So trembled from afar- / What could there be more purely bright / In Truth's day-star?

1401.5 ...il viaggio non finisce mai: “Solo i viaggiatori finiscono”. La fine di un viaggio è l’inizio di un altro...

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18 agosto 2009

1400. Profumo di donne


Grazie a M. (che ne possiede una preziosa copia degli anni '70, oltretutto ampiamente commentata a lato da sua madre) rileggo il Das Mutterrecht di Bachofen.
Magari superato (o mai compiutamente documentato) dal punto di vista storico- antropologico, credo che il suo lavoro resti invece tuttora prezioso per un approccio "altro" alla storia umana, laddove anche la parte femminile ha il suo ruolo, indefinito e unico, nel contesto della condizione attuale dell'Uomo.

°

Il diritto materno è il diritto della vita materiale, il diritto della terra, dalla quale la vita deriva la sua origine. Viceversa il diritto paterno è il diritto della natura immateriale, incorporea. Il primo è il diritto delle divinità che abitano nelle oscure profondità antiche; il secondo è il diritto dell'Olimpo che troneggia la di sopra della terra, ad altezza solare. Il primo è il diritto fisico, il secondo il diritto metafisico. Al livello del loro massimo sviluppo, sia Apollo che Atena hanno infatti una natura metafisica: Atena, priva di madre, scaturisce tutta intera dalla testa di Zeus, ossia dalla sede del più elevato intelletto divino, così come la parola esce dalla bocca. Il diritto materno caratterizza l'umanità e la sua concezione religiosa in un periodo che concepiva la materia, ossia la terra, come la sede più certa della forza materialle. Il diritto paterno caratterizza invece un periodo in cui, secondo quanto Plutarco ascrive a merito di Anassagora, accanto alla materia si è posto un "artefice".

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16 agosto 2009

1399. Gemme d'irrealtà (ritorno a Tukholmaa)


Et saepe incidunt magnae res,
ut discendendum sit ab amicis...
Cicerone, Laelius de amicitia, XX 75

Si dice che sotto il "fungo" di cemento della Stureplan metà della popolazione di Stoccolma aspetti l'altra metà.
Credo sia vero, vista la gran marea di gente che gira intorno alla strana costruzione, ed è proprio lì che ci siamo date appuntamento io e M.
Quando la intravedo, fra le braccia tese di altre persone che corrono incontro agli amici, lei ancora non mi ha visto, poi si volta, mi riconosce, cammina in fretta verso di me, ci abbracciamo.
Non ci vediamo da molti anni eppure, dopo pochi minuti, la confidenza è la stessa di sempre.
Ci incamminiamo verso il Ladugårdsgärdet (dove credo che passerò molto tempo durante questa mia nuova permanenza a Stoccolma) e passeggiamo nel bel mezzo di questa distesa d'alberi riassumendo in poche parole tutto quello che è stato già detto nella nostra corrispondenza, quella sì per me così preziosa e mai interrotta.
Un leggero vento solleva sopra di noi una possente mongolfiera rossa che prima era seminascosta da questa specie di foresta cittadina. Vederla salire verso il cielo sembra quasi uno spunto onirico, una gemma d'irrealtà che si costruisce in questo presente discreto, vissuto intensamente come mai. Gli sguardi che noi, con tutti gli altri, rivolgiamo al cielo sono carichi di quell'ansia febbrile che spesso si prova nel momento del distacco.
Qui l'estate non ha il tono greve del silenzio che segna la controra, eppure sembra ben più presente a queste latitudini il senso precario della vita, così ben rappresentato da quel pallone pieno di gas che, ormai lontano, si è lasciato alle spalle i nostri sguardi e i nostri pensieri.
Riprendiamo il cammino, io e M., questa volta in silenzio, ognuna con i propri pensieri, che non hanno più bisogno di reciprocità né di parole.
La sera giunge discreta qui a Stoccolma.
Ce ne saranno molte per parlare e ridere, per sentirci leggère, come portate dal vento.

°

Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l'aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.

Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.


°

Del mio passaggio precedente da queste parti avevo parlato - en passant - >>>qui.

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13 agosto 2009

1398. Il segreto del faro


Si avvicina il momento della partenza. Come sempre non sarà semplice separarmi da questa terra posta all'estremo orizzonte del mare. Mi consolo pensando che si è trattato di un ritorno e che molti altri "infiniti ritorni" caratterizzeranno ancora la vita a venire. Mai lasciarsi sopraffare dalla malinconia del distacco, meglio pensare alla gioia futura di una nuova visita, fra qualche anno.
Lascio qui persone care che ho ritrovato e alcune nuove che ho conosciuto; lascio anche una parte di me che sarà indelebilmente legata al lento scorrere del tempo, qui, dove il tempo sembra non avere alcun rapporto con la dimensione dello spazio.

Ieri ultima puntata all'estremo Nord, sull'isola di Unst, a visitare il faro di Muckle Flugga (un rito che va compiuto prima del commiato). Dopo questa ultima appendice di terra non c'è più nulla. L'orizzonte è piatto e sereno e sembra invitare alla pace (quella da cercare dentro). Se mai qualcuno capitasse quassù non dimentichi di sollevare il coperchio di un contenitore verde che sta proprio all'ingresso del faro; ci troverà dentro un segreto che qui non dirò, ma che lascio a futura memoria.

Al ritorno, verso Oddsta, sull'isola Fetlar, sono riuscita anche a incrociare gli occhi di un gufo bianco, evento rarissimo che un passeggero che viaggiava con me in traghetto sulla via del ritorno ha interpretato come un ottimo auspicio. Bene.

Probabilmente le prossime note di diario le scriverò da Stoccolma, dove mi trasferirò a breve.

°
Ora vedi quello che sai: che cioè la terra è rotonda. E' un momento storico. Poiché non ne eri sempre consapevole: fra sapere e vedere, fra l'immagine che ha del mondo l'intelletto e quella che ne ha la sensibilità, fra la Terra di Newton e quella di tutti i giorni, c'era un abisso incolmabile. C'erano, in realtà, due terre. Ora [...] il tuo occhio, quasi divino, vede la terra come globo e come paesaggio. L'abisso si è colmato [...]. Paesaggio terrestre: questo è la terra senza di noi.

Günther Anders
Der Mann auf der Brücke

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12 agosto 2009

1397. Una prospettiva vaga, ma dolce


C'è un verso dell'Oreste di Euripide (e precisamente il 234) che mi accompagna da qualche ora con piacevolezza:
Il cambiamento è dolce in tutte le cose.
[μεταβολή πάντου γλυκου]
Nonostante la tremenda tensione che si respira in tutta quella tragedia, questo è un punto ampio, uno slargo verso la pace, una tendenza a intravedere una luce sul fondo del tunnel della disperazione.
Se il cambiamento diventa una "cosa dolce" ciò accade in forza del nostro essere inadeguati nel momento dato; si cambia (tendenzialmente) in meglio quando lo si fa con volontà positiva. Ci "riassestiamo" cercando un luogo e un tempo migliori.
Non è detto che sempre ci si riesca, ma tentare di farlo diventa - a volte - la sola strada praticabile.
L'unica che abbia una prospettiva, per quanto vaga, di futuro.

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11 agosto 2009

1396. Un vuoto che riempie


Sulla B9081 fra Ulsta (dove approdano i traghetti dal Mainland) e Burravoe (sull'isola Fetlar) c'è la casa - si dice - più antica delle Shetland. Viene chiamata Old Haa e pare sia stata costruita nel 1672.
La data invero non m'interessa fino in fondo, quello che mi ha colpito è stato il silenzio. Un silenzio che, come sempre inseguito, mi ha oggi insegnato qualcosa di nuovo, e cioè che la voce è un privilegio che merita di essere trattato con molto riguardo. (O dovrei dire piuttosto la parola, che è quellla che trasforma un suono inarticolato in concetto, in "espressione"?)
Sia come sia oggi, qui, non c'era traccia di voce, di parola, di concetto o di espressione.
C'era solo il silenzio, a insegnarmi il vuoto, forse per farmi capire che ogni "pieno" vocale ha senso solo e soltanto se esiste qualcuno pronto a recepirlo, a trasformarlo in un "messaggio" articolato, trasmissibile.
In lógos, insomma.

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09 agosto 2009

1395. In dubio abstine


Nel periodo elettorale, mentre i candidati si affannano nei loro templi e uno promette denaro, un altro sguinzaglia i suoi galoppini, un altro ancora consuma di baci le mani di coloro da cui, una volta eletto, non si lascerà nemmeno toccare, mentre tutti sono in ansiosa attesa della voce del banditore, non è forse la cosa migliore starsene tranquilli a guardare quel mercato, senza né comprare né vendere?

Lucio Anneo Seneca
CXVIII, 3

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08 agosto 2009

1394. Pensieri sul margine della sera


In ferry alle Out Skerries, minuscole isole poste 8 miglia a est di Lunna.
Una settantina gli abitanti, una piccolissima scuola con due soli allievi e un vecchio faro a fare la guardia su questo punto di passo per migliaia di uccelli (anche molto rari, mi dicono).
Un posto fuori dal mondo sul quale - non lo nego - ho fatto volentieri un pensierino per abitarci per sempre, magari in una delle molte case disabitate che ho visto.

[Come tutto appare lontano visto da qui, sembra quasi di vivere in una realtà rovesciata].

A Lunna, invece, ho visitato la chiesa di St Margaret, risalente al Settecento (ma assai rimaneggiata nei secoli successivi), munita di fori nel muro dai quali assistevano alle funzioni i lebbrosi del posto. Incredibile anche il cimitero annesso con molte lapidi risalenti a epoche molto remote (e dagli epitaffi lunghi e molto "romanzati").

Torno a Lerwick con un nuovo carico di emozioni. Nei prossimi giorni mi sposterò verso le isole del Nord (Yell, Fetlar e Unst) che conosco meno e che - sono convinta - mi meraviglieranno ancora di più.

°
Il viaggio è forse sempre un cammino verso quelle lontananze che splendono rosse e viola nel cielo della sera, oltre la linea del mare e dei monti, nei paesi su quale sorge il sole che da noi tramonta.
Il viandante avanza nella sera, ogni passo lo inoltra nel tramonto e lo conduce oltre la striscia infuocata che si spegne.


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07 agosto 2009

1393. Gli dèi ci invidiano?


Pare di sì, secondo quanto scrive Velleio Patercolo nella sua Historiae Romae (I, 10, 4), a proposito delle parole pronunciate dal console Lucio Emilio Paolo (in procinto di celebrare il trionfo per la vittoria riportata su Perseo di Macedonia):

...ante triumphi diem ordinem actorum suorum commemoraret, deos immortalis precatus est, ut, si quis eorum invideret operibus ac fortunae suae, in ipsum potius saevirent quam in rem publicam*.

[Detto per inciso, gli dèi, a quanto sembra - gradendo l'offerta - ammisero l'invidia; e due figli del console morirono repentinamente, uno poco prima del trionfo, l'altro qualche giorno dopo].

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...*Prima del trionfo, (Paolo), nel fare la relazione del suo operato, pregò gli dèi che, se qualcuno di loro guardava con invidia le sue imprese e i suoi successi, si accanisse contro la sua persona e non contro lo Stato.


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05 agosto 2009

1392. Senza respiro (verso il promontorio dell'immaginazione)


Domani tornerò a passeggiare per le piccole strade di Voe, poi su verso il Nord del Mainland fino a Brae e Mavis Grind dove su una piccola striscia di terra attraverserò il confine che divide l'Oceano Atlantico dal Mare del Nord. Arriverò poi a Hillswick dove sono attesa dalla mia guida d'eccezione, che questa volta mi ha promesso, oltre alla visita alla Riserva naturale, anche una passeggiata indimenticabile sul promontorio (uno dei luoghi rimasti ignoti nel viaggio precedente e che attendo da tempo di visitare).
Spero solo che il vento sia clemente, anche se ormai credo di aver fatto l'abitudine a quest'aria continua che - a volte - toglie il respiro (non solo in senso figurato).
Porto con me solo Leopardi, è strano eppure mi sembra così affine a questi luoghi, tanto che la sua lettura, così ampiamente conosciuta, mi pare rivelare lati nuovi che - incomprensibilmente - paiono essermi sfuggiti fino ad oggi.
Magari non è il luogo, forse è solo l'età...

°
Chi ha viaggiato gode questo vantaggio, che le rimembranze che le sue sensazioni gli destano, sono spessisimo di cose lontane, e però tanto più vaghe, suscettibili di fare illusioni, e poetiche. Chi non si è mai mosso, avrà rimembranze di cose lontane di tempo, ma non mai di luogo (che monta pur tanto che è più assai che nel teatro la scena), le sue rimembranze saranno sempre di cose, per così dire, presenti; però meno soggette all'immaginazione e quindi meno dilettevoli.

Giacomo Leopardi
Zibaldone

p. 4485

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04 agosto 2009

1391. Con la testa appoggiata sul dubbio


In un bel brano dei suoi Essais (III, 13), con una metafora come al solito ben scelta, Montaigne scrive così a proposito del dubbio:

Oh! Si tratta di un più che morbido e soffice cuscino, e anche sano, dove l'ignoranza e la mancanza di curiosità non albergano.
Veramente un buon posto dove poggiare la testa!

Su questo cuscino, nelle ultime notti (che poi qui sono giorni), ho dormito i miei sonni migliori.



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03 agosto 2009

1390. Fra tempo, speranza e (buone) intenzioni


Oggi e domani mi dedicherò all'antica capitale.
Sulle orme di Brentano traccerò i solchi delle mie (buone) intenzioni.
Che siano vento, che siano mare, che siano terra per tornare, questo è prematuro da dire.
L'importante è che ci siano, e che portino con sé il sole giusto e la giusta misura del conoscere.
- Dai speranza al tempo - mi dicevi tu una volta, e io acconsentivo, non dimenticando mai quanto fosse però anche necessario dare tempo alla speranza, per camminare leggeri, in cerca di (buone) intenzioni.
Oggi dunque mi incammino, sperando di incontrarti in quello scarto d'ombra che è sospeso tra la gioia dell'illusione e la più realistica sobrietà della consapevolezza.

°

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni / che, perduti nel tempo, c'incontrammo / alla nostra incresciosa intimità. / Ci siamo sempre lasciati / senza salutarci, / con pentimenti e scuse da lontano. / Ci siamo rispettati al passo, / bestie caute, / cacciatorii affinati, / a sostenere faticosamente / la nostra parte di estranei. / Ritrosie disperanti, / pause vertiginose e insormontabili, / dicevano, nelle nostre confidenze, / il contatto evitato e il vano incanto. / Qualcosa ci è sempre rimasto, / amaro vanto, / di non creduto ai nostri abbandoni, / qualcosa ci è sempre mancato.

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02 agosto 2009

1389. Raffiche di solitudine


Di certe solitudini non mi restano che reticoli di tempo sospeso dove - a volte - m'impiglio, contenta di non sapermi liberare.

°

...Ma solitude m’appartient, amère et douce à la fois. Plus jamais je ne l’offrirai en partage à quiconque. Le vent balaie ciel et mer par rafales. Les nuages effilochent leurs filaments sur les crêtes. Le soleil brûle ma joue. En d’autres temps caresse bienfaisante. Sans doute ai-je rêvé, sans doute n’était-ce qu’illusion ? Il me semble avoir vécu pendant des mois dans le mensonge. Je me suis laissé croire que nous survivrions à mon éloignement. Il me faut ne plus y songer, fermer la parenthèse du passé, de ce passé-là ; déposer là, dans ce creux de roche, les promesses et les fictions, abandonner aux amas de pierres et d’infortunes les gestes de la tendresse et la complicité, faire un tas de tous ces oripeaux ― horribles peaux d’orpailleurs ! ― et les laisser aller au vent.

§ 2

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01 agosto 2009

1388. Non per me almeno, non ora


Sei, sette chilometri di prati verdissimi e solo una sottile linea di sabbia che separa due tavole di cristallo. Ecco cosa ho visto passando a fianco del St. Ninian's tombolo, uno dei tanti luoghi metafisici che mi sono ri-apparsi da quando sono tornata qua.
A dire il vero non ero diretta lì, ma leggermente più a Sud, verso la Loch of Spiggie Reserve, dove mi attendeva una guida d'eccezione che mi ha condotta per mano quasi fino a Sumburgh Head. Migliaia di volatili (che eleganza quei cigni...) e un vento impetuoso mi hanno scossa fino alle fondamenta dell'anima.
Avevo con me la fotocamera, ma ho fatto pochissimi scatti; ho capito subito che non sarebbe stato l'occhio a immortalare quegli attimi irripetibili. Erano altre le corde da toccare, altri i tasti da percuotere, e allora ho affidato al mio taccuino il compito di testimone silenzioso, mentre il mio accompagnatore - quasi avesse compreso - si limitava a indicarmi col dito ora uno squarcio di luce, ora una frullìo d'ali leggere.
A sera, dopo il rientro a Lerwick, mi sono chiesta il perché di tanto immotivato stupore; in fondo erano luoghi e luci che avevo già visto da ragazza. Mi sono risposta che ripercorrere il tempo attraverso lo spazio non è un vuoto esercizio di comparazione. Lo sarebbe se venisse a mancare la variabile che unisce le due "dimensioni", e cioè l'io di chi osserva.
I luoghi possono essere rimasti immobili, in silente attesa di qualcuno che tornasse a guardarli dopo un certo lasso di tempo. Potrebbe anche darsi che nessuna pietra, nessuna pianta, nessun tratto di fiume o di lago sia mutato da allora. Ma nulla potrebbe essere più come prima. Perché sono io che non sono più quella di prima. E questo è bene, perché la comparazione è tutta interiore. Ecco perché non poteva essere la macchina fotografica a "certificare" un cambiamento, ma un diverso strumento; e allora sarà un differente "album" a raccogliere domande interminabili che cadranno come polvere di stelle su risposte che arriveranno fra giorni, mesi, magari fra anni.
Perché tutto mi appare oggi indefinito: sento di avere un'anima chiara, che tutto raccoglie e comprende; ma testimoniare questa "chiarezza", offrire a mia volta ciò che ho raccolto e compreso non è cosa semplice.
Non per me almeno, non ora.

°

In questi giorni il diario di un altro viaggio mi sta appassionando.


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31 luglio 2009

1387. Per una metafisica del caso


Non dobbiamo esorcizzare la forza del caso. La meccanica quantistica ci sta spiegando sempre meglio che l'intero universo si determina secondo una ragione probabilistica (anche se forse la casualità è solo necessità non formalizzata): e allora perché non dovremmo ammettere l'esistenza delle stesse regole quando ci avviciniamo a vicende che ci riguardano piú da vicino?
Altrimenti, avremmo sacrificato inutilmente la storia alla metafisica.

§ II


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